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La Guerra di Mario

Produzione: Abbafilm, AsimmetriciVideo, LocrideCinema

Regia: Vincenzo Caricari

Postproduzione: Valentina Andreoli

Il documentario ripercorre i tre anni di lotta di Mario Congiusta, padre di Gianluca, giovane imprenditore barbaramente assassinato nel maggio 2005 dalla ‘ndrangheta a Siderno, suo paese natale.

Da allora la sua famiglia, e in particolare il padre, hanno iniziato una lotta finalizzata all’ottenimento di giustizia e di verità, ma non circoscrivendola al solo caso del figlio, ma a tutti i casi di omicidi irrisolti e, in generale, a tutti i casi di ‘ndrangheta, di mafiosità e di illegalità.

Nel corso dell’anno 2006, visto l’assordante silenzio relativo alle indagini sull’omicidio di Gianluca e su tutti gli altri 32 omicidi nella sola Locride, comincia in silenzio e senza clamori la battaglia di Mario Congiusta.
Per prima cosa realizza un sito internet come piattaforma per il lancio delle proprie iniziative e la condivisione dei propri pensieri riguardo la lotta alla mafia, con l’obiettivo di accumunare e sensibilizzare piu’ persone possibili.

La prima iniziativa è la raccolta di 100 tessere elettorali, di parenti e amici, con l’intenzione di restituirli al capo dello Stato se non si otterranno a breve delle risposte da parte degli organi investigativi.
Ma il silenzio continua.
Il 24 maggio 2006, anniversario della morte di Gianluca, la famiglia organizza la Marcia del silenzio, per sottolineare, appunto, il silenzio delle indagini. Partecipano piu’ di 3mila persone, tra associazioni e semplici cittadini.

E’ il periodo del movimento dei “Ragazzi di Locri”, quei ragazzi ribellatisi dopo l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. Gli stessi ragazzi, tra le altre iniziative prendono a cuore la lotta di Mario, standogli vicino e aiutandolo nel prosieguio della battaglia.

Infatti, nell’ottobre del 2006 Mario, insieme ai ragazzi del movimento, per risollevare l’attenzione sul suo caso e su quello di altre vittime delle mafie, indice lo Sciopero della fame, situandosi per 7 giorni in piazza tribunale a Locri su di un camper. L’impatto mediatico è forte, e il caso di Gianluca diventa un caso nazionale attirando l’attenzione di molti media nazionali ed internazionali, e di molti parlamentari che si fanno portavoce del caso attraverso interrogazioni in parlamento.

Da quel momento in poi Mario diventa uno dei simboli dell’antimafia nazionale, ricevendo inviti a conferenze nelle scuole, dibattiti televisivi e manifestazioni. Tra cui il sit in di protesta in un ristorante a Villa San Giovanni (RC), un locale costretto a chiudere dopo centinaia di vessazioni e minacce subite dai proprietari.

Qui e in molte altre occasioni, Mario sfoga la sua rabbia contro l’inettitudine di certe istituzioni e la demagogia di molti politici, facendosi portavoce di molte proposte in materie di legalità e di contrasto alla criminalità organizzata.

Nel gennaio del 2007, inaspettatamente, dopo quasi due anni di silenzio, la polizia di Siderno cattura i presunti killer di Gianluca. Per Mario e la sua famiglia è un momento emotivamente molto forte. Mario, di fronte ai cancelli del commissariato, non riesce a trattenere tutta la sua rabbia contro gli arrestati.

Dopo questa risposta dello Stato la tensione per la famiglia Congiusta indubbiamente si “alleggerisce”, in attesa del processo e delle condanne definitive degli imputati.

Ma Mario non cessa di lottare, sottolineando ancor di piu’ come il suo obiettivo non sia circoscritto solo al caso di suo figlio ma riguarda la lotta alla criminalità e soprattutto alla mentalità mafiosa diffusa nella sua regione.

Aderisce a varie iniziative:

  • per la difesa di alcuni magistrati, minacciati per aver indagato su uomini politici nazionali;
  • contro la decisione del trasferimento del vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, un vescovo che oltre alle sue battaglie e il suo impegno contro la ‘ndrangheta, si era rivelato un punto di riferimento in particolare per i familiari delle vittime di mafia;
  • per la ristrutturazione del murales della memoria, realizzato circa 30 anni fa per ricordare l’assassinio del mugnaio calabrese Rocco Gatto;
  • la raccolta firme affinchè tutti i comuni della Locride si costituiscano parte civile nei processi di mafia, come già fa la Regione;
  • e moltre altre ancora.

Intanto, nel marzo 2008, ha inizio il processo contro i presunti responsabili dell’uccisione di Gianluca…….

PARALLELAMENTE ai momenti pubblici di Mario Congiusta, il documentario ripercorre anche i momenti privati, non “di lotta”, facendo notare come, nonostante tutto, la vita -la sua vita- continua ad andare avanti, tra cose normali (la ristrutturazione della casa, le cene con gli amici, la quotidianità, ecc.) e cose stra-ordinarie. Come se lui vivesse due vite parallele, che a volte si intrecciano tra loro.

Cercando di far venir fuori il ritratto di un uomo, in fondo disperato ma lucido, combattivo, simpatico, incredibilmente instancabile, debole, dolce, burbero, deciso, fuori dal comune: insomma, un 6oenne con l’entusiasmo e la voglia di fare di un 20enne. Infatti i suoi unici amici, dopo essere stato abbandonato dai coetanei, sono appunto dei 20enni.

Attraverso la sua esperienza e il suo percorso, inevitabilmente viene fuori una terra, la Calabria intera, la calabresità, le sue contraddizioni, le risorse, e l’ineluttabilità dei suoi mali. Ma anche la speranza e la voglia di riscatto che esce fuori da ogni personaggio, Mario in primis.